Intervista a Niels Henrik David Bohr

File:Niels Bohr.jpgIn basso una distesa verde, in alto un manto azzurro limpido e trasparente… e nel mezzo? Una grande giostra variopinta, neanche al grande luna-park di Luino avevo mai visto una cosa del genere… un momento… ora che ci penso bene la forma era simile a quella di… un atomo… no ERA identica a quella di un atomo, al centro una grande sfera che sta a simboleggiare il nucleo e attorno orbite dove vi stanno gli elettroni. Solo dopo aver inquadrato attentamente la scena mi accorsi di non essere sola. Un uomo stava lì proprio sulla sfera centrale, fermo, immobile, a dir la verità l’unico aggettivo che mi venne in mente in quel preciso momento fu “LEGGIADRO”, bellezza unita alla grazia e alla delicatezza. Un uomo di mezza età, così mi pareva da lontano, poteva sfoggiare questo aggettivo? Evidentemente si. Ad un tratto Lui parlò: “Finalmente si è decisa, signorina Cyccy a studiare un po’ di chimica”. Come faceva a conoscere il mio nome? E come faceva a sapere che proprio la sera prima, anzi addirittura mi ero addormentata sui libri, avevo iniziato a studiare chimica? Ma quelle domande passarono in secondo piano quando Egli di nuovo parlò: “Sono Niels Henrik David Bohr” pronunciò quel nome con forza e determinazione “fisico e matematico danese di grande rilievo, tanto che se ricorderai bene, e se è giunta a tale capitolo vengo citato nel suo libro di chimica”. Libro di chimica? Ed è un così eccelso fisico? Ma anche quelle domande svanirono quando parlò nuovamente: “Dalla sua espressione travisata comprendo bene che non ha molto le idee chiare su chi sono o su ciò che ho conseguito, un Premio Nobel per la Fisica per essere precisi, o su ciò che ho fatto per meritarmi tale premio”. Non so perché ma nella sua voce vi era un qualcosa che definirei egocentrismo o addirittura superbia. Per la prima volta da quando lo vidi si mosse. Dalla grande sfera centrale dove stava, si sposto all’elettrone più alto, più lontano dal nucleo, così in alto che dovetti prestare più attenzione alle sue parole. Ma non parlò. Fece un altro salto sull’elettrone che stava sull’orbita più vicina al nucleo e ad un tratto la luce divenne più forte. Per un attimo non vidi più nulla. Ma appena mi fui ripresa lo cercai e il grande fisico era ancora là in piedi sulla seconda orbita che aveva appena raggiunto. La situazione si ripeté una seconda volta e appena mi ritornò la vista Bohr disse: Un elettrone può cadere da un’orbita di alta energia a una con energia più bassa, emettendo un fotone di energia definita. Questa teoria fu la base della teoria dei quanti. Teoria dei quanti. Ora iniziavo a ricordare. Non era mica lui il fisico dai tanti battibecchi con Albert Einstein a causa di idee divergenti? “Einstein e Bohr ebbero vivaci discussioni sui fondamenti fisici e filosofici del mondo naturale” ecco ciò che il mio Professore di chimica diceva quando, entrando in classe, leggeva frasi di grandi filosofi scritti dal prof Tosi la lezione precedente. Ma questo quesito non svanì. Egli si difese alquanto velocemente Albert Einstein e io fummo grandi amici tanto che Alby in una lettera a me indirizzata fece la sua famosa osservazione sulla meccanica quantistica, spesso parafrasata come “Dio non gioca a dadi con l’universo”, a cui io stesso risposi “Non solo Dio gioca a dadi, ma bara pure””. Pian piano diverse cose riaffiorarono dai cassetti della mia memoria. Il mio Professore si divertiva a illustrarci varie storielle sui personaggi che trovavamo, di modo che ci restassero meglio in mente… e così successe, aveva avuto un’ottima idea con questo metodo. E senza neanche pensarci formulai ad alta voce un’ osservazione, che pensandoci ora non mi sembra avesse dovuto avere molto successo. “Lei è ritratto sulla banconota da 500 corone danesi. Ciò le farà sicuramente onore” e Lui prontamente e altezzosamente come sempre: “Beh si devo ammettere che è molto gratificante che la mia patria mi ricordi quotidianamente”. E un’altra osservazione feci, questa decisamente più convincente: “L’elemento chimico Bohrio è così chiamato in suo onore. Esatto?” e ancora una volta con voce di sufficienza: “O si una delle grandi cose che possono rientrare nel mio vaaaasto repertorio”. Solo ora notavo il suo accento danese, cioè detto sinceramente non ho mai sentito parlare una persona danese, ma per esclusione quello doveva essere l’accento di una persona nata e morta a Copenaghen . Ad un tratto mi ritrovai accanto a lui, sembrava molto più alto da quello che appariva da lontano. E successe una cosa che non mi sarei mai aspettata, almeno non da una persona così distinta e altolocata come mi era apparso fino ad ora. Con uno spintone mi butto giù dall’orbita. Stavo precipitando nel vuoto. Urlavo. Ma riuscii lo stesso a sentire le sue ultime parole e ma riferite: “E ora vediamo se la lezione di chimica le è servita”. Mi svegliai ancora urlando e tremando nel mio letto… era stato solo un sogno… ma un sogno rivelatore…”LA CHIMICA è DAVVERO UTILE”.

File:Niels Bohr Albert Einstein by Ehrenfest.jpg

(immagini prese da Wikipedia)

4 commenti su “Intervista a Niels Henrik David Bohr

  1. maio3e scrive:

    Brava, brava Cyccy, ricordami domani di assegnare un flash positivo a te e a Ciambello per la fantastica intervista doppia.

  2. Ciambello scrive:

    Complimetni Cyccy, veramente lodevole l’intreccio e la trama che sei riuscita a creare!!!

  3. uaits scrive:

    Wow…bravissima! Davvero una bella intervista…mi è piaciuto soprattutto il finale…complimenti!

  4. Anita G. scrive:

    CYCCYNA🙂 GRAZIE X LA TUA INTERVISTA, ORA RICORDERò ANCHE BOHR!!!🙂

    TKM

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