Bondi Bantù – La storia di Uaits, la figlia di Bondi Bantù

Buonasera a tutti! ^-^ Ecco a voi la mia storia di Uaits, la figlia di Bondi Bantù. In questi 18 giorni avevo provato a scrivere qualcosa, ma ero senza ispirazione e ciò che venne fuori fu solo qualche pastrocchio. Stamattina, però, mi sono svegliata con tutta la storia in testa! Le mani sulla tastiera andavano da sole! Meno male…non ci speravo più!😀 Beh, buona lettura! ^-^

UAITS IN EUROPA

La risalita dell’Italia non era stata poi così difficoltosa, e ora io, Uaits, una delle numerose figlie di Bondi Bantù, ero più determinata che mai; volevo fare un tour dell’Europa centrale! La vita a Roma era diventata insopportabile: il mio vero padre non poteva riconoscermi pubblicamente, trovandosi nell’umile condizione di servo e, mia madre, stava cercando di combinarmi un matrimonio con uno sbruffone patrizio tutto pieno si sé…e che scoppiasse, anzi, scoppiassero tutti quei nobili con la puzza sotto il naso… e anche mio padre, Bondi Bantù, che aveva semplicemente fatto i suoi comodi non preoccupandosi delle conseguenze, di sua figlia. Avevo deciso, volevo lasciare la mia vecchia vita alle spalle e, soprattutto, dimostrare  che le mie origini non contavano nulla.

Pensando e riflettendo, giunsi in territorio straniero, una terra considerata come luogo comune brulla, arida e piena di barbari, persone crudeli e senza un briciolo di cultura.

Il paesaggio che si parò dinanzi ai miei occhi, tuttavia, non era poi così male:mi trovai immersa nel verde di un prato e, dinanzi a me, comparivano piano, piano imponenti montagne. E…un villaggio! Cosa fare ora? Dovevo prendere una decisione: entrare nel villaggio oppure no?  Volevo separarmi completamente dal mio passato e, quindi, anche dai pregiudizi che la mia società mi aveva insegnato sin da quando ero piccola, ma non era così semplice: e se questo posto fosse davvero pieno di barbari? Ma sì, in fondo, chi sono i barbari? Noi li abbiamo chiamati così, semplicemente perché non riusciamo a comprendere la loro cultura. Quello che so per certo è che all’interno di quel villaggio troverò degli esseri umani, proprio come me! Forse sarà difficile capirsi all’inizio, ma siamo uguali e questo deve pur contare qualcosa!

Forte di questo pensiero mi diressi al villaggio oltrepassando una lunga e interminabile distesa verde. Secondo i miei calcoli, se l’orientamento non m’inganna, dovrei trovarmi al confine fra Francia e Svizzera…o forse sono già in Francia…oh, insomma, non lo so! Lo chiederò a qualche buon uomo del villaggio!

Ecco, il portone aperto di legno massiccio era ora davanti a me; entrai senza pensarci due volte, altrimenti avrei potuto cambiare idea!

All’interno la prima cosa che vidi fu un enorma cartello che recitava la scritta “Villaggio di Apremont-sur-Allier”, o almeno penso che la prima parola significhi “Villaggio”; qui sono obbligata ad andare ad intuito, non conosco molte parole nella lingua di questa gente. Subito dopo potei notare la cura con cui le case presenti erano state costruite: la maggior parte erano in sasso con un tetto spiovente in legno; altre, addirittura, erano interamente di legno! E, inoltre, erano più piccole di quelle che si potevano trovare a Roma e avevano una forma strana; secondo i miei canoni quelle case erano un po’…storte! Tuttavia davano la sensazione di essere comode e accoglienti; e, allora, perché non testare subito se sono nel giusto? Ho deciso: cercherò una locanda, così potrò mangiare, riposare e incontrare la gente del posto.

Per fortuna i simboli delle insegne che indicavano le locande erano simili a quelli di Roma; così riuscii a trovarne una particolarmente carina e vi entrai. L’oste mi accolse immediatamente, venendomi incontro con un gran sorriso sulle labbra. Vedi Uaits, tanti dubbi per che cosa? Sono più accoglienti qui che a Roma! Per prima cosa l’oste mi fece accomodare e mi portò una ciotola di pane e formaggio e un bicchiere di buon vino. Lo ringraziai. Avevo appena iniziato a mangiare, quando l’oste ricomparve di fianco al tavolo. Fortunatamente conoscevo alcune parole della loro lingua e capii che mi stava chiedendo se volevo una stanza. “Oui” fu l’unica risposta che riuscii ad articolare. Un sorriso a 124 denti si stampò sulla faccia di quell’uomo e, com’era in uso, chiese il mio nome per la prenotazione. “Uaits”, gli risposi. Il sorriso si spense, sostituito da un’espressione di disgusto e di rabbia. Pronunciò una serie di frasi delle quali fui in grado di comprendere solo qualche parola qua e là come “forestiero” e “nemico”. Io cercai di spiegarmi, dicendo che sì ero straniera, ma non dovevo essere considerata come un nemico per loro. Il mio accento, però, misto all’incapacità di esprimermi bene nella loro lingua, non fece che peggiorare la situazione e far adirare l’oste ancor di più.

In men che non si dica, mi ritrovai sollevata da terra da due guardie e venni portata senza alcuna grazia in prigione. Questi signori devono aver dimenticato le buone maniere! Ahia, fate piano!!!

Priva di forze mi ritrovai in una cella buia e umida insieme a una decina di topi che scorrazzavano da ogni parte, non troppo felici di avere un nuovo, gigante compagno fra loro. Urlando e cercando di spiegarmi, di dimostrare la mia innocenza, mi addormentai; fu una notte d’inferno, piena di incubi e con la sensazione di quei maledetto topastri che camminavano su di me. Anche il risveglio non fu dei migliori: credo non piaccia a nessuno essere svegliato con una secchiata di acqua gelida in faccia! Nella noia e con la certezza, oramai, di non poter più rivedere il mondo esterno, passò un’altra giornata, scandita solo dal cambio della guardia e da quel filo di luce che filtrava attraverso la spessa grata in cima alla cella.

Mi addormentai di nuovo e gli incubi tornarono a tormentarmi; vidi in sogno il mio vero padre, Bondi Bantù, e tutta la mia “famiglia” che predicavano Ben ti stà! Che questo ti serva da lezione; non puoi rinnegare le tue origini!. Con questa frase mi svegliai, ma non perché avevo dormito abbastanza, bensì perché una guardia mi stava punzecchiando con la sua lancia ed ero circondata da un piccolo gruppo di persone curiose. Stavano parlando fra loro, tutte trafelate, ma io non riuscivo a comprendere ciò che dicevano. Solo una parola amica ad un certo punto dai loro discorsi giunse sino alle mie orecchie: Bondi Bantù! Io, allora, come una forsennata iniziai a ripetere quel nome e, non appena riuscii a far loro capire che ero sua figlia, si inginocchiarono tutti di fronte a me.

In quel momento arrivò un uomo robusto, lunghi capelli castani, lungo mantello rosso e con una corona in testa. Il re in persona! Ma cosa stà succedendo?

“Le chiedo perdono, Madame Uaits, per i maltrattamenti che i miei uomini le hanno riservato. Deve capirci, noi credevamo che foste un nemico pericoloso…non avremmo mai immaginato che lei potesse essere la figlia del famoso Bondi Bantù. Il druido del nostro villaggio aveva previsto da molto tempo il suo arrivo, ma non aveva voluto dirci quale fosse il suo nome, così ora eravamo impreparati.

Buoni a nulla, cosa state lì impalati? Portate subito Madame Uaits al mio castello! E preparatele una stanza e un bel pasto caldo!”

Con riconoscenza mi inchinai al re, che se ne andò salutandomi con un semplice cenno della mano. Ero ancora un po’ confusa: perché tutta questa gente aspettava il mio arrivo? Non era nemmeno previsto che io arrivassi in questo villaggio, neanche che io intraprendessi questo viaggio!  In fondo, però, quest’avventura iniziava a piacermi! Chissà dove mi porterà…

Mi rispolverai alla bell’e meglio, sistemai i vestiti, spostai un topolino dal passaggio e, scortata da cinque bravi ragazzotti, mi recai al castello del re. All’esterno la luce quasi mi accecò. Il popolo, intanto, si accalcava per le strade con curiosità; lo capivo, ero curiosa pure io di scoprire cosa mi stesse accadendo.

Un altro portone davanti a me…il primo non è che mi abbia portato così tanta fortuna! Entrai nel castello insieme alla scorta che non mi lasciava da sola nemmeno per un secondo. Venni portata in una stanza dove trovai degli abiti puliti e profumati e dove una gentil donna si premurò di togliermi dal viso la polvere in eccesso , accumulata nella prigione. Uscii dalla stanza prendendo il corridoio più vicino, contornato da una lunga fila di armature lucenti e mi ritrovai a camminare su un tappeto rosso proprio come le persone più importanti, diretta verso una porta di legno che, più mi avvicinavo, e più sembrava alla mia altezza. Il re era lì davanti, ad aspettarmi. “Bene, ora potete lasciarla da sola; è in buone mani.” Le guardie si inchinarono e si allontanarono. “La ringrazio, Madame Uaits, per aver accettato di rimanere qui con noi, nel nostro villaggio. Come le dicevo, il nostro druido Belyere aveva previsto il suo arrivo da tempo; noi tutti siamo convinti che lei ci porterà una notizia che  potrà accrescere la nostra cultura e aiutarci nelle nuove scoperte!” Oh mamma, questi che cosa si aspettano esattamente da me? Io non possiedo nessuna conoscenza speciale e…se io non fossi quella che cercano? Mi farebbero a fettine! No, no, no, meglio che non lo scoprano! “Bene, Madame Uaits. Se è d’accordo la porterei a fare una visita al nostro vecchio druido Belyere; sarà contento di vedere avverata la sua profezia.” Per tutto il tempo del viaggio non riuscii a pronunciare alcuna parola; rimuginavo soltanto cercando di capire quale segreto potessi mai rivelare loro! Sì stanno sbagliando, sicuramente si stanno sbagliando! Pensando e ripensando giungemmo davanti alla casa del vecchio druido, una semplice casa di pietra con un simpatico tetto a cono. Sulla porta davano il benvenuto strani amuleti e talismani utili chissà a quale scopo. Appena mi avvicinai la porta si aprì quasi per magia; entrando scoprii che era, in realtà, il druido ad aver aperto la porta, solo che era così basso da non essere visto da coloro che non si aspettavano…la sua altezza! “Sire, le sue visite sono sempre ben accette!” Fece un inchino reverenziale che lo spinse ancora più in basso. Occhio che, ancora un po’ che ti abbassi, sparisci! “Ma chi è questa fanciulla che porti con te?” Chiese con curiosità. “Beh, Belyere, caro vecchio amico, questa è una sorpresa che sono certo ti renderà molto lieto.Volete dire voi il vostro nome, Madame?” Con estremo imbarazzo risposi all’invito del re. “Il mio nome è Uaits.”

“Grande Giove! Siano lodati tutti gli dei del cielo! La mia profezia si è avverata!!!” Il druido iniziò a fare strani gesti al cielo, si mise a camminare per la casa, buttò per aria qualche suo talismano, diede una mescolata al suo calderone e, finalmente, si tranquillizzò. Quando tornò in uno stato accettabile, ricominciò a parlare e, questa volta, si diresse direttamente verso di me. “Uaits, il destino ti ha portato in questo villaggio per uno scopo: tu contieni un segreto importantissimo! Devi svelarci come è avvenuta l’evoluzione dell’uomo! Noi sappiamo che gli dei controllano tutto, ma non sono stati loro a creare direttamente l’uomo! Solo sapendo la verità potremo dire di possedere veramente la cultura e, soprattutto, ciò che ci dirai sarà un buon strumento per convincere il nostro popolo a smetterla di lottare continuamente. Purtroppo anche il nostro popolo è stato contagiato da un brutto male: la violenza! Da qualche anno a questa parte ci sono un sacco di lotte interne; non è possibile continuare così!” Beh, tutto qui? Allora mi sono preoccupata per nulla! Probabilmente ero così abituata alla violenza che si trovava a Roma che non ho pensato al fatto che non dovrebbe essere una cosa normale, alla profondità della domanda e alla sua difficoltà. Inizialmente, infatti, mi sembrò una domanda semplice…in realtà non è affatto facile! Mi sedetti sulla prima sedia che trovai e mi ritrovai a pensare Come farò a uscire da questo pasticcio? Questa gente crede davvero che non siano stati gli dei a crearci! Ma com’è possibile? Gli occhi dei due erano puntati su di me e, improvvisamente, sentii come un groppo in gola; le parole mi uscirono spontanee, quasi senza che io me ne accorgessi. Così gli raccontai una grande storia (e se invece fosse la realtà?) di come tutti discendiamo da un unico essere chiamato L.U.C.A. (Ma che nome è?) e via discorrendo. Inizialmente mi parve strano credere a quelle quattro sciocchezze che il mio cervello aveva imbastito, ma poi riflettei: non era effettivamente più strano credere a un Dio supremo che ci ha creati? Forse quel Dio ha originato Luca…non possiamo retrocedere all’inifinito! Che confusione! Il re e il druido, intanto, erano senza parole. Avevano ascoltato il mio racconto con la bocca aperta, senza fiatare, e ora erano lì, seduti, con un’aria stupita sul volto. Tutt’a un tratto si svegliarono e iniziarono a confabulare fra di loro, finché il re non prese una decisione: si alzò e portò la buona notizia in piazza, dopo aver riunito tutto il popolo. Appena ascoltata, questa notizia può sembrare semplice nozionismo, privo di significato; è, invece, una gran lezione di vita! Ci fa capire, infatti, quanto siamo simili l’uno con l’altro e che le piccole o grandi lotte razziali sono inutili: non esistono razze! Questa strana avventura ha cambiato completamente il modo di vedere la mia vita. Ho deciso di credere a tutte e due le versioni, sia quella vecchia che quella nuova; sono convinta che, anche se un Dio esiste, sarà lieto di sapere che gli uomini hanno trovato una “Verità” in cui credere e che ha lo scopo non di dividere i popoli, ma di unirli.

Beh, ora questo popolo non ha più bisogno di me; posso proseguire il mio “tour dell’Europa”! Il re mi assicurò una scorta fino alla mia prossima tappa, l’Irlanda, e mi salutò dicendo “Grazie Madame Uaits. Grazie alle tue parole il nostro popolo potrà vivere in pace. Ogni volta che vorrai, torna a trovarci e ti accoglieremo a braccia aperte!”

(…) Dopo un lungo viaggio ecco che finalmente Uaits giunge anche in Irlanda.  Che terra magnifica! Quale modo migliore per iniziare una visita di…cercare una locanda??? E la trovai la locanda, eccome se la trovai! Proprio quando mi trovavo con un boccale di buona birra in mano, sentii una voce che mi chiamava “Ehi, Uaits! Non ci posso credere, sei proprio tu!” E adesso chi è che mi chiama?! No, anzi…questa……è tutta un’altra storia!!!

 

THE END

2 commenti su “Bondi Bantù – La storia di Uaits, la figlia di Bondi Bantù

  1. Ciambello scrive:

    Fantastica, davvero eccezionale! Deve essere stato un vero colpo di fulmine l’ispirazione che hai avuto. Complimenti!

  2. uaits scrive:

    Grazie mille!!! ^-^ Comunque veramente…Oramai non ci speravo più!🙂

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