Bondi Bantù – BJ la pedina

Bondi Junior. Alto, asciutto, color cappuccino…si diceva sapesse anche di cappuccino: cremoso sopra, panna e una spolverata di cacao, ma una volta arrivato in fondo solo caffè, amaro e annacquato. Questo era quello che si diceva…e si dice ancora, questa storia ancora oggi la si racconta…non da tutti ovviamente, ma dalle ragazzine che hanno avuto l’opportunità di sentirla dalle loro madri o nonne ormai nostalgiche dei tempi focosi ormai lontani e cristallizzati, o ai celibati o tra amiche in fase “gossip”.

Protagonista: Bondi Junior. Si quello alto e cappuccioso. Molti anni ormai sono passati dai tempi dei Vichinghi. Lui era uno di loro…e voi direte, ma come? E le caratteristiche che ricordano Asterix ed Obelix…in effetti fu “abbandonato li” nel ventre di una donna del posto da un uomo dalla fama non più pulita della sua coscienza, Bondi Bantú e come poteva chiamarsi il pargolo di quell’uomo che aveva lasciato tutto? Bondi Junior…la madre era ancora persa per lui, sebbene non ne avesse mai più sentito parlare…beh in verità si dice che ne avesse sentito parlare solo “quella” volta…parlare non molto…solo il nome…almeno il nome era il minimo. Infatti non sapeva neanche di dove era.

Gli anni passarono e il giovane completò la sua crescita. Sebbene fuori fosse minuto dentro lui un fuoco incendiava il suo animo, le sue fantasie, i suoi desideri. Il suo orizzonte era troppo piccolo e insignificante. Birka. Città prestigiosa, famosa per gli scambi commerciali e i sacrifici umani alle divinità; questo era ciò che sognava per il suo futuro, commerciare…ma presto il suo destino lo avrebbe trascinato verso un altro commercio.

“NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO” una esile ragazza si era alzata tra il pubblico. Grosse lacrime rigavano il suo viso. Il coltello si era fermato a mezz’aria, e Bondi Junior aveva potuto tirare un respiro di sollievo; si perché era lui il sacrificio di quel giorno. Sapeva dei traffici commerciali ma non delle punizioni che toccavano a chi allungava le mani sulle bellezze del posto…sacrifici umani e lui era al patibolo. Ma la sua conquista l’aveva salvato con un semplice no!

La figlia del capo dell’esercito e della città. Diana. Il padre aveva visto negli occhi di lei una luce mai vista prima e accettò di rinunziare al sacrificio, almeno per quel giorno. Se rendeva felice la sua piccola perché rovinare questo sogno? Lo avrebbe tenuto al suo fianco e fatto entrare successivamente nell’esercito.

Passò una settimana…”NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO”…questa volta non molto convincente come il primo. Ancora una volta c’era il petto di Junior sotto quel minaccioso coltello. Le cose andavano procedendo meravigliosamente. Diana era felice come non lo era mai stata, Bondi si era assicurato un posto stabile nell’esercito e la sua vita sentimentale era appagata…o forse no?

No, decisamente no…altrimenti non sarebbe finito nuovamente sotto la lama. E si, aveva approfittato dell’ingenuità e della fragilità della valletta di Diana e come se non bastasse era stato colto in flagrante dalla stessa giovane amante. Quest’ultima doveva avere proprio l’amore negli occhi perché riuscì ancora una volta a convincere il padre. La pelle di Bondi fu salva.

“NOOOO”. Un nuovo no? Vi chiederete, un’altra infrazione? E già, ma non fu pronunciato né come il primo in modo forte e autoritario e neanche come il secondo un po’ più debole ma pur sempre convincente. No…questa volta era un no per farsi notare per poter dire due parole a riguardo, gli occhi della giovane erano rossi…ma non per l’amore al loro interno ma per la rabbia, la frustrazione e l’umiliazione, anzi l’ennesima umiliazione subita. “CHE GIUSTIZIA SIA FATTA”…e con quelle parole si senti il taglio dell’arma; nessuna conclusione, il coltello non aveva affondato nulla. Il giovane era riuscito a cavarsela ma nessuno sapeva come. Non se ne sentì mai più parlare…mai più…

Più a nord di Birka vi era un villaggio di donne…si si solo donne. Era un esempio delle Amazzoni che conosciamo oggigiorno. Uccidevano i loro figli maschi e gli uomini con la quale procreavano solo per mandare avanti la tradizione e la progenie. Un uomo viveva con loro. Un’eccezione. E chi poteva essere se non il nostro eroe? In quel villaggio di donne serviva pur qualcuno che accudisse i neonati e preparasse loro da mangiare quando le madri erano a caccia di cibo, o di uomini.

Era un pomeriggio come un altro, anzi non proprio un tipico pomeriggio, quella volta quella situazione che si creò fece riscoprire nel giovane il fuoco che gli ardiva dentro, quel piacere che provava nel fare ciò che gli veniva meglio: il giovane amato, o per meglio dire il giocattolo delle sesso femminile, delle fantasie più nascoste mai svelate se non sussurrate ad un orecchio e poi messe in pratica. Come si può pensare non era lui che “giocava e infrangeva” i cuori…certo non si può neanche dire che qualcuno avesse mai infranto il suo di cuore: era un gioco e lui era la pedina, ma non vi era una pedina per ogni giocatrice, proprio no, lui era la sola pedina. Tornando a quel pomeriggio era in casa con una mano su una ciottola per cullare il pargolo al suo interno e con l’altra, e si era un’altra ciotola. La madre di una delle due bimbe si fece avanti, era venuta per prendere la figlia. Ma vedendo quella scena sentì un brivido nel basso ventre e si scagliò sull’uomo. Lui attutì l’impatto stringendola tra le braccia dopo aver lasciato le culle. Caddero sul pavimento, una sopra l’altro e il fato fece il suo corso, come se c’era bisogno del fato per far si che una cosa così bella e naturale potesse succedere. Quella donna aveva proprio forme fantastiche, grandi occhi azzurri e biondi capelli nodosi. Ma Bondi quando fece queste osservazioni non era più in quella tenda calda. No, era fuori, al freddo, coperto solo da un panno lacero, circondato da minimo cinquanta donne dallo sguardo appagato, meno che uno triste, uno sguardo azzurro. Aveva fatto il suo lavoro, dato vita ad una nuova guerriera e se così non fosse stato, perché anche se le “amazzoni” desideravano, bramavano, volevano figlie femmine sapevano che la disgrazia che potesse nascere maschio c’era, lo vedevano ogni volta ma ogni volta annullavano quell’essere. Ora che il lavoro era stato fatto doveva essere ucciso, quel maschio! Ma appena tutte si svegliarono dalle loro osservazioni Bondi ormai non così Junior non c’era più. Cinquanta sguardi furiosi per la presa in giro si poterono notare, meno che uno: occhi grandi e azzurri non più in lacrime.

Passarono gli anni, Bondi Junior raggiunse la mezza età, anzi la superò abbondantemente, in tutti gli anni che passarono aveva soddisfatto molte giovani, tutte con un sorriso stampato sul volto.

Ma l’età avanzava. Figli non ne nascevano più. Le donne erano pur sempre soddisfatte ma non così come lo erano al tempo. Stava proprio invecchiando. Tornando dalla pesca, aveva fatto un buon bottino quel giorno: 4 pesci! Tornò a casa. L’amazzone lo aspettava. Era ancora bellissima ai suoi occhi. “MA COME MIO AMORE SOLO 2 PESCI?”. Bondi abbasso lo sguardo. L’amava ma non era comunque mai riuscito ad essere sincera con lei. “VADO A FARE DUE PASSI PRIMA DI DORMIRE”. Bondi uscì. Ormai la luna stava raggiungendo il mezzogiorno e BJ entrò in una capanna. Vi ci lasciò il pesce rimanente, era per il suo figlio, anzi per i due gemellini nati da quella ormai mai più principessa Diana. L’aveva tenuta nascosta per tutto questo tempo, lei lo amava, aveva rinunciato alla sua ricca esistenza per lui. La baciò debolmente sulla fronte, era un bacio triste, pieno di scuse per non essere riuscito ad amare solo lei come avrebbe voluto, lei socchiuse gli occhi; lei sapeva, era pur sempre una donna. Il padre baciò amorevolmente i due piccini e si voltò. L’ultima cosa che Diana vide di lui furono le spalle dell’uomo ormai non più larghe e possenti come un tempo ma pur sempre capaci di scuotere le membra della ex-principessa. Paradossale, una vera principessa, lei, aveva rinunciato al suo principe azzurro, lei si che lo avrebbe avuto! Aveva rinunciato al suo castello, e anche al cavallo!

Tornato a casa si sdraiò accanto alla sua amata guerriera dai grossi occhi azzurri, ormai sbiaditi dal tempo. Lei lo baciò, prima lentamente poi sempre con più passione lui ricambiò, i momenti passati, quelli dove il colore che dominava tra loro era il rosso, forte, focoso, il loro colore, riaffiorarono! Ma quando le cose si fecero più spinte lui la fermo, la baciò sulla guancia e le disse solo una parola “SCUSA”: cinque lettere, che racchiudevano mille frasi, non possibili da pronunciare. Crollarono in un sonno profondo. L’amata si svegliò dopo poche ore, sentiva qualcosa dentro lei, c’era qualcosa che non andava. Bondi Junior aveva rinunciato a una nottata di fuoco? Quando scoprì la verità iniziò a strillare, un groppo in gola, altre urla, i cinque figli entrarono nella stanza, la madre per terra, capelli bagnati da lacrime salate, la disperazione aleggiava nella stanza. Giura “NON è COLPA MIA”.

Questa è la leggenda che si narra su Bondi Junior. Tirate voi le vostre conclusioni. Una storia è bella non solo per i fatti successi ma anche per le riflessioni del lettore, non per forza è lo scrittore a dover riempire la mente di conclusioni magari non condivise ma che comunque persuadono la gente.

Bondi è stato questo…

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