Bondi Bantù – L’incredibile storia di Mec

L’incredibile storia di Mec

Roma. III secolo D.C. In tutta la città si sentiva parlare solo di lui: Bondi Bantù. Tutte le donne lo consideravano il maschio per antonomasia, mentre gli uomini lo consideravano un patetico seduttore di donne vulnerabili… Come avrete capito i pareri su di lui erano decisamente contrastanti… Ma comunque di lui si parlava… Nessuno badava a Mec, da sempre considerato la pecora nera della sua famiglia, se di famiglia si poteva parlare. Non assomigliava per niente al padre: non era forzuto, non era considerato attraente e non era nemmeno un grande lavoratore. Mec era buono soltanto a comportarsi da idiota, o almeno questo è quello che la gente pensava… In realtà Mec era profondamente turbato in quanto aveva capito che la grande Roma gli stava stretta. Sognava avventure in luoghi sconosciuti di cui aveva fino ad allora solo sentito parlare. Fu così che un giorno si decise a partire. Quella sera era così eccitato all’idea di lasciarsi alle spalle quella vita monotona che non badò neppure a lasciare un biglietto ai propri famigliari. Scappò di casa e corse verso il molo, dove sapeva di poter trovare qualche nave mercantile in partenza per il Mediterraneo. E in effetti, appena arrivato, vide un mercantile ormeggiato, dal quale scendevano e risalivano alcuni uomini con pesanti casse sulle spalle. Senza pensarci due volte si nascose in una delle casse destinate al trasporto di tessuti, gettando tutto il suo contenuto in mare. Dopo alcuni minuti sentì dei rumori provenire dall’esterno e non fece neanche in tempo a pensare a chi potesse essere che si sentì sollevare. Mec riuscì a sentire attraverso le pareti della cassa uno degli uomini esclamare:“Accidenti! Non pensavo che dei rotoli di tela potessero essere così pesanti!”. Chissà perché, ma gli balenò in mente il pensiero che effettivamente ultimamente aveva messo su un po’ di peso. Poco dopo si senti cadere a terra e, dopo il frastuono provocato dall’urto della cassa nella stiva, sentì uno degli uomini dire:“Fatto, quella era l’ultima! Andiamo a riposare che domani si parte presto!”. Domani mattina?! In quel momento Mec si rese conto di non aver portato con se né cibo né acqua. Quando intorno non si sentiva più nessun rumore, decise di uscire dal suo nascondiglio e cercare qualcosa nella stiva. Fortunatamente riuscì a trovare una cassa contenente della frutta e un’altra contente dell’ottimo vino. Non mangiò molto quella sera, un po’ per l’eccitazione e un po’ per precauzione, visto che non sapeva per quanti giorni sarebbe rimasto chiuso li dentro. La mattina seguente, al suo risveglio, si accorse che la nave era già salpata, a causa del movimento ondulatorio della nave, che comportava lo sbattere delle casse a destra e a sinistra.

I giorni passarono e Mec si chiedeva quando sarebbero giunti a destinazione. A pensarci bene non sapeva nemmeno dove era diretto, ma pensò che qualunque posto fosse meglio di casa sua. Una mattina fu svegliato bruscamente da un brusio di gente e solo allora si accorse di essere già stato “scaricato”. Pensò che sarebbe stato meglio filarsela subito, prima che gli uomini del mercantile si accorgessero che qualcuno aveva vissuto nella loro stiva per diversi giorni. Così aprì lentamente la parte superiore della cassa e controllò che nessuno guardasse in quella direzione. Contò fino a tre e saltò fuori dal suo nascondiglio. Purtroppo uno degli uomini si era accorto della sua presenza e aveva iniziato ad inseguirlo. Iniziò a correre e urtò almeno una decina di persone. Cercò un vicolo in cui ripararsi e, fortunatamente, ne trovò uno. Entrò nel vicolo così velocemente che non si rese conto di essere finito addosso ad una ragazza con in mano una cesta di pane. Subito si scusò con lei e la aiutò a raccoglierlo. Controllò di aver seminato l’uomo che lo inseguiva e si accorse di esserci riuscito. Mec tirò un respiro di sollievo. La ragazza era ancora un po’ stordita, ma non esitò a prendersela con il povero giovane. Mec tentò di calmarla, ma senza successo. Ad un tratto un rumore incredibilmente forte risuonò nel vicolo. La ragazza si fermò. Solo allora si rese conto che il rumore proveniva dallo stomaco del ragazzo. Il suo umore cambiò in pochi secondi e gli offrì un pezzo di pane. Senza pensarci, Mec lo prese e ringraziò. Erano giorni che non addentava qualcosa di diverso dalla frutta della stiva. La ragazza disse di chiamarsi Melody. Dopo  essersi a sua volta presentato, Mec pensò che il nome fosse molto strano e chiese subito spiegazioni alla ragazza. Melody disse che il nome se lo era scelta lei. Voleva staccarsi dalla società in cui viveva, aveva abbandonato la famiglia quando era ancora bambina e si era voluta creare una nuova personalità, partendo dal nome. In quel momento Mec si rese conto di avere molte cose in comune con Melody, ma un’altra domanda gli balenò in testa: dove si trovava??? Melody disse che si trovava al Pireo, il porto di Atene. Mec era incredulo. Era veramente riuscito ad attraversare il Mediterraneo ed arrivare in Grecia, quel posto che fino ad allora aveva solo sognato; la terra dei miti, dei grandi pensatori e della cultura. Melody si offrì di ospitarlo nella sua piccola casa, che non era proprio una casa… Era più che altro un retrobottega di un ignaro artigiano. Durante la camminata, Mec ebbe modo di raccontare a Melody la sua avventura in mare e i motivi che lo avevano spinto ad andarsene. Solo allora Melody si accorse di avere molte cose in comune con lui. I giorni passarono e Mec e Melody diventarono ottimi amici. Una mattina, Mec si alzò di buon ora e, visto che Melody stava ancora dormendo, decise di uscire e visitare la città da solo. Non era mai stato in quella zona. Era ricca di bambini che giocavano per strada e edifici così maestosi che Mec si sentì piccolo come quei bambini. Improvvisamente vide un uomo anziano che stava scrivendo su un grande foglio “Audizioni per i personaggi delle tragedie di Sofocle ed Euripide”. Mec, incuriosito, andò a chiedere informazioni e l’uomo anziano gli spiegò che era giunto il momento di rinnovare il gruppo di attori che da anni interpretano quei personaggi a teatro. “Teatro”. Quella parola rimase impressa nella mente di Mec come per una specie di sortilegio. Tornato a casa, Melody gli chiese che fine avesse fatto e Mec gli raccontò tutto, chiedendo se lei fosse a conoscenza di cosa fosse il “teatro”. Mec rimase affascinato dalla spiegazione di Melody. Ancora non sapeva che da quel momento la sua vita sarebbe cambiata radicalmente. Il giorno seguente i due amici si presentarono alle audizioni, ma Melody dovette aspettare all’esterno dell’edificio, in quanto alle donne non era concesso di recitare. Dopo qualche ora Mec uscì euforico. Non esitò nemmeno un secondo a dire a Melody che, per la prima volta nella sua vita, aveva trovato un lavoro vero, per cui aveva dimostrato di possedere una dote innata. Melody saltò addosso a Mec e lui la abbracciò, sollevandola a venti dita da terra! Non era mai stato così felice in tutta la sua vita!

Molti giorni dopo, arrivò finalmente il pomeriggio dello spettacolo. Il teatro di Epidauro era pieno di persone, giunte da tutta la Grecia per vedere la tragedia “Edipo Re”. Mec non avrebbe mai immaginato una cosa del genere. Il suo cuore stava per esplodere. Melody lo tranquillizzò, dicendogli di avere piena fiducia in lui ed aggiunse due parole che Mec, in tutta la sua vita, non aveva mai udito: ti amo. Quelle parole servirono a dare la carica a Mec, che entrò in scena fiero di essere se stesso. Anche se in quel momento era Edipo! Fu un grande successo. Gli applausi riecheggiarono per tutto il giorno nel teatro. Mec era ormai l’idolo delle folle e le ragazze facevano a gara per approcciarsi a lui. Finalmente Mec aveva avuto la sua rivalsa. Ma a lui tutto ciò non interessava. Aveva occhi solo per una persona, la sua adorata Melody.

Mec fondò una propria compagnia teatrale, ma cosa più importante si sposò con l’unica persona che da subito aveva avuto fiducia in lui, Melody, ed ebbe due figli, un maschietto ed una femminuccia, che a loro volta ebbero dei figli, che generarono altri figli… E chissà, forse qualcuno di noi possiede i geni del grande attore Mec!!!

4 commenti su “Bondi Bantù – L’incredibile storia di Mec

  1. Ciambello scrive:

    Bel racconto anche se ti sei un po’ sprecato nel finale…

  2. Ciambello scrive:

    Potresti integrare la tua storia con quella ti Tatti? ci sono alcune discordanze con le date e la figura di Bondi Bantù.

  3. Anita G. scrive:

    Inizio con i complimenti🙂 me lo immagino al cinema, sembra il riassunto di un film.

    “…Mec ebbe modo di raccontare a Melody la sua avventura in mare e i motivi che lo hanno spinto ad andarsene. Ora anche Melody si accorse di avere molte cose in comune con lui. “

    Forse sarebbe meglio scrivere “Allora/In quel momento Melody si accorse di avere anche lei molte cose in comune con lui/Mec” in quanto i tempi verbali sembrano non quadrare altrimenti.

    “come per una sorta di sortilegio.”

    Forse sarebbe meglio “come per una specie di sortilegio”

    • meccarmando scrive:

      grazie dei preziosi consigli!!! ho subito provveduto a correggere quelle parti che effettivamente non suonavano molto bene!!!
      sai che mentre lo scrivevo cercavo di immaginarlo proprio come se fosse un film, che mi piacerebbe poter vedere al cinema. penso sia così per tutti, ma è davvero una bella sensazione!!!🙂

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