Bondi Bantù – In giro per l’India, l’avventura di Nikhita

544a.C.

Mentre il giovane 22enne, Gautama Siddhartha, in groppa al suo fidato Kanthaka si avventurava nella regione di Rajagaha alla ricerca di se stesso,la dolce fanciulla Nikhita iniziò ad intraprendere un viaggio all’insegna della conoscenza.

Nata nell’anno 564a.C. a Mirzapur, città situata sulle sponde del Gange; la piccola, a causa della morte durante il parto della madre Prasavitri, fu accudita dal saggio Vidur,che le diede una salda educazione e una valida istruzione.

Compiuti i vent’anni Nikhita, ormai matura, vedendo le sue amiche già sposate e con in progetto una famiglia, iniziò ad essere malinconica: purtroppo lei non era ancora maritata e non aveva la fortuna di ritornare la sera a casa dai suoi genitori;l’unico modo plausibile per colmare la malinconia che l’affliggeva era di trovare le sue radici.

Così, all’alba di una soleggiata giornata primaverile, la ragazza prese ciò che le occorreva per il viaggio e andò a salutare Vidir, colui a cui doveva tutto.

“Maestro…ormai è ora…sono pronta.”

“Attendo questo momento fin dalla tua nascita…sono fiero e lieto della scelta che hai fatto, al tempo stesso però speravo non arrivasse mai questo momento.”

“Vorrei restare, davvero, ma mi sento in dovere con me stessa…è un compito a cui non posso rinunciare!”

“Figliola non sarò di certo io a fermarti!Sappi solo che è una grande impresa in cui non potrò supportarti e aiutarti..”

“Ha già fatto tanto per me, le sono grata per questo”

Nikhita si buttò al collo del maestro, che per lei era come un padre; e lui, con gli occhi lucidi e colmi di gioia, non seppe mantenere il solito rigore (era famoso per la sua rigidità) e si lasciò andare in un grande abbraccio e poi,

le mise in mano un ciondolo fatto con una pietra verde,sulla quale c’erano incise due lettere in hindi: BB.

“Questo apparteneva a tua madre.. Portalo sempre con te, ti aiuterà nella tua ricerca. Ora è meglio che tu vada”

“Grazie Maestro….Namaste”

“Namaste”

E si diedero l’ultimo saluto con il Mudra,unendo i palmi delle mani all’altezza del cuore e inchinando leggermente il capo.

Così l’avventurosa Nikhita partì verso la prima tappa, ossia il paese natio di sua mamma, Allahabad.

Dopo 3 giorni di cammino raggiunse la sua meta: il paese ricordava molto la sua Mirzapur, a parte per il fatto che lì la gente era meno ospitale e più ostile nei confronti degli “stranieri”: provò a parlare con una donna che stava lavando i panni nel Gange, ma nemmeno si degnò di risponderle, allora si avvicinò a un signore che stava pregando però la cacciò via in modo scorbutico.

Nikhita era giù di morale, tutti erano intimoriti da lei e le stavano distanti, non mangiava da un giorno, la sera e il freddo si stavano avvicinando e non sapeva dove potersi rifugiare; era così in crisi che scoppiò in lacrime. Ad un tratto in lontananza sentì qualcuno ridere, lei si girò di scatto per vedere chi fosse…ma non c’era nessuno; subito dopo sentì di nuovo ridere, allora si alzò e corse verso l’angolo della strada da dove proveniva la risata…Era solo un bambino per fortuna! E stranamente fu l’unico del paese che non si allontanava da lei, anzi, la prese per mano e la portò a casa sua. Appena entrati si sentiva un buon profumo provenire dal fuoco e la casa era calda e accogliente; tutti i componenti della famiglia si trovavano nell’altra stanza, quando videro Nikhita tutti scapparono nella camera da letto e l’unica che rimase lì era la madre del bambino, che lo prese per un braccio e iniziò a picchiarlo urlandogli che non avrebbe dovuto portare la straniera in casa loro.

Nikhita scioccata da ciò che stava accadendo urlò:

“La smetta, la prego!”

La signora allora si fermò,alzò gli occhi verso lei e prima che potesse parlare la ragazza disse:

“Me ne vado…questo non è posto per me.”

“Aspetta!”

…Lei notò che aveva al collo il ciondolo, quello che le regalò Vidir…

“Prasavitri! Sei tu?!?”

“A dire il vero no, sono la figlia, Nikhita”

“Non ci posso credere! Non avrei mai pensato che un giorno capitasse per caso in casa nostra la figlia della mia cara amica…È incredibile!”

Allora la donna, che si chiamava Sumitra, diede a Nikhita qualcosa da mangiare e una coperta per tenerla al caldo; Sumitra iniziò a parlare dei ricordi d’infanzia della madre Prasavitri e di lei, finché la ragazza non  la interruppe per chiederle informazioni sul ciondolo…

“Aaah…quella collana contiene in sé una storia davvero strana! Le fu stata regalata da un giovane di nome Aiman, era tremendamente innamorato di tua madre! Era straniero, proveniva dal Nepal se non erro, dovette scappare dal suo paese per colpa di una guerra…Ora si trova a Kanpur, è andato lì a causa di tua madre, poverino, lei non lo amava e lui era così disperato che non riusciva più a stare qui…”

Le due donne continuarono a parlare delle loro storie fino a notte tarda e poi, decisero di andare a dormire, Nikhita era molto stanca….Il giorno dopo la giovane avventuriera rimase a casa di Sumitra per riposarsi e per procurarsi qualcosa da mangiare per il viaggio.

La mattina seguente era pronta e più carica che mai! Salutò la famiglia che l’aveva accolta e prima di partire Sumitra volle dare un consiglio a Nikhita:

“Fa attenzione durante il tragitto! E tieniti ben stretta la collana! E l’unica speranza che hai per poter parlare con Aiman e per riuscire a trovare le tue radici…”

Il cammino fu ancora più lungo e faticoso del precedente, in questo periodo Nikhita ebbe l’occasione di ammirare le meraviglie che l’India aveva da dare e di conoscere persone stupende ed ospitali, ma anche gente losca e ostile…Infatti un giorno mentre riposava sotto un albero due tizi gli strapparono dal collo la collana, lei si svegliò di colpo e iniziò a correre tentando di raggiungerli, purtroppo però erano troppo lontani…A un certo punto un ragazzo in groppa al suo cavallo corse verso i due e riuscì a riprendere il ciondolo dando loro una bastonata in testa; con molta calma e fierezza tornò indietro verso Nikhita e le porse la collana e ripartì dando un colpo al cavallo e urlando “Vai Kanthaka, vai!” (ebbene sì, era Buddha in persona!).

Dopo 10 lunghi giorni arrivò finalmente a Kanpur e si fece accompagnare alla casa di Aiman che si trovava lontana dal centro del paese…Era ormai un uomo avanti con l’età e come spesso capita, era leggermente sordo…

“Sei tu Aiman?”

“………”

“Aimaaaaan!!!”

“……..”

“EHIIIIIIIIII”

“Oh! E tu chi saresti?!”

“Mi chiamo Nikhita…e….”

“Ciquita?? Come la banana?!?”

“NO! Sono la figlia di Prasavitri!”

Appena sentì il suo nome gli si illuminarono gli occhi e saltò in piedi dalla gioia

“Che onore poter conoscere sua figlia!Lei come sta?”

“Purtroppo è morta alla mia nascita…”

“Oooh…. Che dispiacere…”

“Comunque sono qui perché le devo fare delle domande…”

“Cosa? Sei in giro senza mutande??”

“NO!! Devo farle delle DOMANDE!!”

“Aaaaah!! Certo certo dimmi pure!”

Nikhita tirò fuori dalla borsa la collana e glie la diede in mano…

“DI CHI ERA QUESTA COLLANA??”

“Ecco a chi l’avevo data! Comunque appartiene alla mia famiglia da generazioni…Il mio bis-bis-bis-bis-bis-bisnonno l’aveva ricevuta da un uomo che arrivava dall’Ovest, è l’oggetto più prezioso che possedeva la mia famiglia”

“Capisco, e cosa significano le lettere BB?”

“…….”

“COSA SIGNIFICANO LE LETTERE BB??

“Bondi Bantu”

“E chi è??”

“Nessuno lo sa…c’è chi dice che arriva dall’Est,chi dall’Ovest e chi dal Nord, sinceramente io non credo a nessuna delle tante voci che girano sulla sua identità…Ora che mi ricordo insieme al ciondolo c’era pure una pergamena…”

Corse subito verso un armadio dove c’erano un sacco di libri e rotoli ed iniziò a rovistarci finchè non trovò un pezzo di pergamena tutto usurato dal tempo…

“Eccolo! Su leggi cosa c’è scritto!”

Oh tu, che sei alla ricerca del patriMonio. più importante e CHE vuoi sapere l’identità di BB, Rivolgi il tuo sguarDo alla roccia e punta la pIetra verde in direzione dei raggi sOlari, solo così troverai risposta alle tue domaNde…Ma che significa?!?!”

I due rimasero fermi e zitti a controllare ogni minimo dettaglio che potesse aiutarli a risolvere il problema: Nikhita notò che alcune lettere erano scritte in maniera diversa dalle altre, allora le scrisse su un altro pezzo di pergamena, formavano la parola  M. CHERDION

“Il monte Cherdion! Brava Nikhita!”

“E dove si trova questo monte??”

“Al confine con Nepal e India! Si dice che da lassù riesci addirittura a vedere il Gange!”

“Fantastico! Domani mi metterò subito in viaggio per quel monte! Non ho intenzione di aspettare ancora!”

Non appena i primi raggi del sole iniziarono a scaldare la terra Nikhita si svegliò e iniziò la sua spedizione verso quel monte, là finalmente avrebbe potuto sapere chi fosse veramente.

I Giorni passarono in fretta e la ragazza piena di entusiasmo e grinta riuscì a cavarsela senza difficoltà: in assenza di cibo, col freddo e senza nessun compagno di viaggio la piccola viaggiatrice arrivò, dopo circa un mese, sotto ai piedi del monte. Era colossale! Solo a vederlo le sue certezze iniziarono a vacillare, non era sicura di riuscire a scalarlo. Allora aguzzò l’ingegno e con dei rami flessibili creò una corda e utilizzò due pugnali che portava con sé come chiodi da infilare nel muro di roccia che aveva di fronte per poterlo scalare.

Dopo momenti di grande fatica riuscì ad arrivare ad una grotta che si trovava all’incirca a un terzo dell’altezza del monte, allora Nikhita entrò per prendere fiato e notò che all’interno era stata creata una galleria che saliva verso la cima della montagna! Euforica per ciò prese la corda che costruì e la usò come fiaccola per illuminare la strada, e da lì in poi fu tutta “discesa”.

Arrivò sulla cima giusto in tempo per il tramonto, e fece ciò che c’era scritto sulla pergamena: Sul muro di roccia la luce verde che emanava la pietra mise in risalto una fessura, Nikhita si avvicinò e vide che c’erano incise le lettere BB e che la fessura aveva la stessa forma del ciondolo, quindi lo inserì dentro…Sentì tremare per terra, di fronte a sé sul muro di roccia si aprì un varco…Entrò e vide un enorme dipinto rupestre, raffigurava un uomo alto, forte e dai caratteri somatici ben diversi da quelli di un indiano e soprattutto era molto più scuro di carnagione! A fianco del dipinto trovò scritto qualcosa:

“Di qui passò Bondi Bantu, padre dei nostri padri, nonno dei nostri nonni, il primo discendente di tutti i popoli presenti sulla terra, proveniente dalla Nigeria in Africa. A lui dobbiamo tutto. Senza lui non saremmo stati nessuno.”

E fu così che Nikhita capì chi fosse veramente e trovò finalmente le sue radici.

2 commenti su “Bondi Bantù – In giro per l’India, l’avventura di Nikhita

  1. Anita G. scrive:

    “La smetti, la prego!” : non sarebbe “La smetta, la prego!” ?

    Trovo la tua storia affascinante…ti porta in paesaggi bellissimi. Ed è anche una storia divertente a tratti😄 ma anche commuovente.
    Le radici che accomunano tutti noi. Che in fondo siamo figli di quelli che ce l’hanno fatta.

  2. chiodachiodo scrive:

    grazie per l’accorgimento😉 ora ho sistemato!

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