Bondi Bantù – Indiana come te (in prosa)

Ghilliwen era una dei Chanés, una civiltà che occupava le distese al di sotto della folta Amazzonia, discendenti degli Arawuak. La sua carnagione aveva i colori della terra dove abitava e i suoi occhi a mezzaluna erano neri e lucidi come la notte. I suoi capelli  erano robusti ma morbidi come il cuore degli aguapé e le sue labbra carnose rosse come la tuna.


Così come molte altre giovani, ornava il suo corpo con delle tinte ricavate mescolando la linfa delle piante e terra, oppure con la polvere dei minerali colorati.  Ma nemmeno le sue piume di Guacamayo sono riuscite ad attirare il pirata inviato a esplorare quelle zone.
Ghilliwen era molto attratta dalle fattezze così diverse dalle sue. Lui infatti era biondo e riccio. La sua pelle era pallida come il ventre di un puledro appena nato e i suoi occhi splendevano di un verde ceruleo. Lei non era per niente timida e non vedeva in lui nessun pericolo, e così decise di fargli capire ciò che provava offrendogli alcuni gioielli di alpaca.
Lui accettò i gioielli, ma non il suo cuore poiché le disse che era diversa da lui e che non aveva intenzioni di convivere con un tale essere.
La povera Ghilliwen era molto offesa e delusa, non sapeva che esistessero umani “diversi”. Ma non si arrendeva facilmente, e non si fidava di quanto ben informato fosse riguardo gli umani questo pirata venuto dall’Europa. Chiese a suo apa (nonno), che era anziano e saggio. Anche lui aveva i capelli lunghi e scuri quanto il primo giorno che gli sono spuntati e le rughe sul suo volto erano appena delle linee che marcavano le espressioni.
-“Apa, apa, perché sono scura come te e non chiara come i pirati?”-domandò
-“La tua pelle ha quel colore per proteggerti dal sole, i tuoi occhi sono scuri ma la loro bellezza va al di là del colore”-
Il nonno si accorse che la risposta non soddisfaceva le aspettative della giovane, quindi  decise di farle capire ciò che lui conosceva molto bene, ovvero che non siamo diversi da chi sta al di là del mare.
-“Prendi quest’ago di cactus e spilla un goccio di sangue dal tuo ‘Amore’ e portalo qui da me”- le disse porgendoli l’ago grosso e giallo.
Lei torno molto contenta col goccio di sangue.
-“Apa, apa, il suo sangue è rosso come il mio! che fortuna!”-
Ma non era questo ciò che il nonno voleva dimostrare. Infatti si diressero verso le coste del fiume, dove si svolgevano i riti sacri e la pesca. Il nonno disse a Ghilliwen di lasciar cadere la goccia nell’acqua, poiché La Pachamama le avrebbe svelato una gran verità: tanto lui come lei sono esseri dello stesso tipo, anche se in apparentemente diversi.
La goccia cadde e l’acqua si illuminò di tanti colori. Dentro quella goccia di sangue si celava il DNA…si celava un segreto che ce ne svela un’altro: Siamo tutti fratelli, scuri come la pece, discendenti dall’africano Bondi Bantù.

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