Cosa ne è del Golfo del Messico?

Oggi in classe ci si domandava quali siano le attuali condizioni nel Golfo del Messico, in seguito al disastro della Deepwater Horizon avvenuto nel 2010.  Ho scovato tra i miei feed RSS un articolo di un blog americano (desmogblog.com), molto attivo nella divulgazione critica di notizie  inerenti all’ambiente, che citando un report federale, segnala ancora una volta l’urgente necessità di ripulire immediatamente tutta la zona colpita dalla macchia di petrolio liberata l’anno scorso. Vi è ancora moltissimo petrolio disperso sia nelle acque sia sulle coste. Le operazioni di BP con il disperdente Corexit, non hanno dato i risultati sperati. Studi condotti dal Toxipedia Consulting Services, rilasciati il 25 settembre scorso, hanno evidenziato la possibile presenza di sostanze cancerogene e quindi dannose per la salute umana, ma anche per quella marina. Alcuni degli ingredienti contenuti nel Corexit risultano causare cancro, irritazione agli occhi e problemi respiratori testandoli in determinate quantità su topi da laboratorio. Tuttavia, indicano i ricercatori, le certezze verranno a galla solo con il tempo e l’attuale disastro potrebbe rivelarsi come un enorme esperimento per testare l’efficacia e l’impatto di queste sostanze sull’ambiente in modo da poter adeguare gli attuali permessi che regolano l’uso di queste sostanze ai futuri risultati.

È shockante sapere inoltre che tutta l’area è tappezzata di pozzi di petrolio, di cui 3 su 14 (questo dato risale a studi del 2004) potrebbero causare incidenti come quello della Deepwater Horizon, dove il malfunzionamento dei sistemi di prevenzione ha causato la fuoriuscita di  4,9 milioni di barili di petrolio grezzo in mare aperto! Come se non bastasse questo articolo segnala la presenza di 27,000 pozzi di petrolio incustoditi, di cui nessuno è in grado di stabilire se sono stati messi al sicuro o meno, che quindi potrebbero liberare ulteriori quantità di idrocarburi. Qui trovate una timelapse, realizzata da satelliti NASA, che mostra l’estensione della macchia fino al 1 aprile 2011.

La triste storia ecologica di questa regione non comincia con questo disastro, ma è vittima di un degrado costante da ormai 50 anni. Infatti la percentuale di nutrienti e scarichi, contenenti azoto e fosforo, rilasciati nelle acque del Mississipi dalle grandi industrie locali è triplicata negli ultimi 30 anni, annullando tra l’altro ogni forma di vita in un’area con estensione pari a 6 000 – 7 000 miglia quadrate. Bisogna inoltre ricordare che la regione del golfo produce circa il 30% del PIL americano, grazie alla ricca attività estrattiva, alla forte attività di pesca, al turismo ed all’industria delle spedizioni. In seguito al riversamento di petrolio l’unica industria in grado di riprendere le proprie attività senza sforzi significativi è stata proprio quella che l’ha causato, ovvero quella petrolifera.

Qui sono riassunti gli “sforzi” del presidente Obama per risolvere la questione nel golfo:

Mentre qua trovate gli sforzi delle persone locali che tentano di mappare i disastri causati dal petrolio.

Un commento su “Cosa ne è del Golfo del Messico?

  1. Anita G. scrive:

    this things scared me a lot :S

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